Roma, domenica mattina. Traffico praticamente inesistente, così le varie attività. Turisti quà e là cercano di orientarsi tra ruderi e chiese barocche. Anche l'auditorium, Parco della Musica, è una delle tappe dei romani e dei turisti. Non solo i concerti ma, libreria, pista di pattinaggio, box office sono frequentati da una moltitudine di persone. Situato a nord ovest della città l'auditorium si allarga nella pianura verde di Villa Glori, a due passi dal Tevere. Nonostante una certa rigidità architettonica, spiccano le grandi costruzioni delle sale da concerto. La più grande, una specie navicella spaziale, si erge poderosa sull'intero complesso.
La giornata è di quelle a metà tra il piovoso e il nuvoloso. Ogni tanto qualche tentativo di pioggia e poi le nuvole che si muovono rapide. Un po’ per caso un po’ per pigrizia non riesco a trovare nessun biglietto per il concerto che sta per iniziare. Manca circa un quarto d'ora al concerto. In effetti potrei ancora fare qualche tentativo, ma l'idea di vedere al fuori della sala la situazione non mi dispiace. Avevo chiamato alcuni amici. Il tempo passa e ormai si è vicini all'inizio. Altre persone nel piazzale interno dell’auditorium stanno cercando di assistere all'evento.
Ad un certo punto un elicottero, sulla terrazza dell'auditorium, inizia muovere le pale. Si alza leggermente sopra la navicella e poi si dirige verso nord, perdendosi subito dopo. Il violinista è salito sull'elicottero e andrà a raggiungere gli altri tre presso la base. Si tratta dell'esecuzione de Helicopter string quartet di Karlheinz Stockhausen; un quartetto d'archi dove ogni esecutore suona nel suo elicottero in sincronia con gli altri. Conoscevo questo brano e anche avevo visto materiali in Internet. L'idea di questa composizione mi ha posto, da sempre, la stessa domanda: fin dove si può spingere la ricerca senza rimanere imprigionata in quella
sorta di mitologia personale. Domanda quasi retorica nella sperimentazioni e nella creazione contemporanea.
Nel frattempo non succede niente. Il cielo è sempre un via e vai di nuvole, gli elicotteri non arrivano. Alcune spettatori se ne vanno. Incomincio a pensare alle varie difficoltà organizzative dell'evento. Ricordo di aver letto che sono state pochissime le esecuzioni, c'è un problema di sicurezza, gli elicotteri non possono sorvolare centri abitati. Esiste poi una regia audio-video molto complessa: ogni musicista deve essere perfettamente sintonizzato con gli altri, tutto deve ritornare nella sala da concerto in sequenza e tutto assolutamente realistico. Come organizzare la ripresa microfonica? quanto suono esterno agli strumenti ad arco e quanta ripresa al suono delle pale e del motore. Ovviamente nella partitura perfetta di Stockhausen tutto sarà stato scritto nel dettaglio.
Finalmente qualcosa sembra arrivare da lontano. Quattro elicotteri si stanno avvicinando. Sono sempre più vicini. Riesco a vederli molto bene. E' tutto reale, quattro elicotteri stanno girando a cerchio sulla pianura verde vicino all'auditorium. In ogni elicottero c'è un musicista che sta suonando in sincronia con agli altri nei cieli di Roma. Non posso sentire cosa suonano ma per un istante ho una sensazione esatta. E precisa. Capisco ancora una volta che le domande e le risposte hanno logiche diverse. Direttamente aspettare quegli elicotteri, vederli lì reali, composti e muoversi in cerchio e, per una volta, con il solo e unico obiettivo di far musica, capovolge, ancora una volta, il mio spazio d'ascolto.
La partitura è quindi definita, il compositore aggiunge semplicemente
un pentagramma elicopter, quell’enorme massa meccanica, tremendamente tecnologica diventa un incanto del progetto, semplicemente uno strumento musicale.
0 commenti:
Posta un commento